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4-5 Tradizione e modernità nella costruzione delle città europee e nel dibattito urbanistico della seconda metà del Novecento

Sessione Titolo Coordinatore della sessione  
4 - 5 Tradizione e modernità nella costruzione delle città europee e nel dibattito urbanistico della seconda metà del Novecento

user female Heleni Porfyriou, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma
user female Francesca Romana Stabile, Università di Roma Tre

Sessione

L’urbanistica del secondo dopoguerra in Europa sembra in larga misura voler tagliare i ponti con i temi e i ragionamenti disciplinari della prima metà del secolo scorso.

Nuove questioni, legate spesso a situazioni di emergenza, come la ricostruzione postbellica o lo sviluppo esponenziale delle città degli anni ‘50-‘60 pongono in primo piano la pianificazione delle infrastrutture urbane e territoriali; mentre l’emergenza abitativa insieme al dibattito sulle New Towns assumono una valenza sociale oltre che strettamente urbanistica. In parallelo, il funzionalismo degli anni Trenta diventa con i CIAM una piattaforma globale sia per la costruzione/trasformazione delle città che per la formazione e l’evoluzione disciplinare. La storiografia ha presentato in questi termini lo sviluppo urbanistico e i contributi teorici del dopoguerra.  Ma è vero? o meglio è solamente questa l’unica interpretazione storica che emerge?

Recenti ricerche e pubblicazioni in Inghilterra (Pendlebury J., Erten E., Larkham P. (eds), Alternative Visions of Post-war Reconstruction: Creating the Modern Townscape, London 2014) o in Germania (Sonne W, Urbanity and Density in 20th-Century Urban Design, Berlin 2017), ma non solo, mettono in evidenza che durante tutta la seconda metà del secolo scorso persiste una tendenza “alternativa” legata alla rilettura della tradizione e dei suoi valori teorici e di riferimento architettonico-urbano.

L’obiettivo di questa sessione è quindi indagare su queste “visioni alternative” alla corrente dominante che guida lo sviluppo disciplinare e la costruzione delle città del secondo dopoguerra.

Fra i possibili temi da affrontare possono essere approfondite le seguenti tracce:

- La citazione di Luigi Piccinato, L’anno zero dell’urbanistica, può servire a riflettere su quanto questa espressione rappresenti il dibattito di allora e quale sia la sua valenza alla luce della storiografia odierna?

- Quali sono i temi di continuità e rottura fra gli architetti-urbanisti del primo quarto del secolo scorso con gli architetti del dopoguerra?

- Quale è l’apporto di Dimitris Pikionis nell’architettura moderna in Grecia; quale il suo rapporto con Constantinos Doxiadis e come andrebbe re-interpretata la storia urbanistica greca alla luce delle recenti ricerche?

- Cosa rimane dell’esperienza di Hassan Fhaty per New Gourna (1947) e della sua idea di Costruire per il popolo?

- Il caso della Martella a Matera come esempio di reinterpretazione della tradizione rurale.

- Alcuni protagonisti della dialettica tradizione-innovazione in Italia, Giuseppe Nicolosi (i progetti per Spoleto) e Giancarlo de Carlo (l’intervento ICP a Mazzorbo o il recupero di Colletta di Castelbianco).

   
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Email

heleni.porfyriou@cnr.it

francescaromana.stabile@uniroma3.it

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